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Nuovo terremoto in casa Ubisoft, che sembra non trovare pace. La compagnia francese, che di recente aveva anche visto un’acquisizione di minoranza da parte del gigante cinese Tencent, ha annunciato una importante ristrutturazione, che ha portato alla chiusura di alcuni team e alla cancellazione di diversi progetti, compreso il controverso remake di Prince of Persia.
Nel complesso, si parla di sei giochi cancellati e un nuovo focus degli studi diviso per dipartimenti: si occuperanno specificamente della loro nicchia, in pratica.
Come cambia Ubisoft e l’addio al remake di Prince of Persia
Secondo Ubisoft, i sei giochi cancellati non avrebbero raggiunto gli standard imposti dal publisher per le sue prossime produzioni – e questo vale anche per l’ormai sfumato ritorno di Prince of Persia: Sands of Time. Tra gli altri giochi cancellati, precisa VGC, quattro giochi non annunciati e un gioco mobile, con peraltro tre IP completamente nuove.

In aggiunta, viene riferito che oltre alle cancellazioni sono stati decisi i rinvii di altri sette giochi – sempre con l’intento di raggiungere il target interno di qualità che la compagnia si sarebbe imposta.
Nel bel mezzo di queste manovre, sono state confermate le chiusure degli studi di Halifax e di Stoccolma. Non è chiaro se tutti i membri di questi team saranno licenziati o se troveranno nuova collocazione all’interno della compagnia: per ora, Ubisoft si è limitata a far sapere che alcuni di coloro che lavoravano ai progetti cancellati saranno ricollocati, mentre altri «potrebbero lasciare la compagnia».
Gli studi, secondo la compagnia, saranno ristrutturati intorno a “unità creative“: ad esempio, Vantage Studios (che è in parte di Tencent, come dicevo) si occuperò di seguire Rainbow Six, Assassin’s Creed e Far Cry.
A questo si affianca il blocco “CH2”, che si occuperà di «giochi competitivi e cooperativi», come The Division, Ghost Recon e, per qualche motivo a me ignoto, Splinter Cell. Perché la saga stealth, dormiente da secoli, sia stata elencata tra i giochi competitivi e cooperativi è una cosa che non sono sicura di voler scoprire.
Il blocco “CH3”, invece, si occuperà di esperienze live, su franchise come Skull & Bones, Riders Republic, For Honor o The Crew.

Il blocco “CH4” punterà invece al fantasy e a universi di stampo narrativo, in particolare con franchise come Beyond Good & Evil (chissà che fine ha fatto…), Anno, Rayman e Prince of Persia.
Il blocco “CH5”, infine, dovrebbe essere concentrato sui giochi per famiglia e quelli super accessibili, come Just Dance, UNO e la proposta di Hasbro.
Ciascuno di questi blocchi di sviluppo, precisa VGC, avrà una sua guida, le sue responsabilità e una sua contabilità: secondo la compagnia, questo dovrebbe rendere le cose più snelle e rendere più semplice arrivare a produrre grandi giochi.
A questi team si affiancherà un “creative network“, ossia dei professionisti per il co-sviluppo, oltre a chi si occuperò di QA, localizzazione e piani di business.
Vedremo se davvero queste grandi manovre riusciranno ad avere un impatto positivo sul futuro di Ubisoft, che purtroppo non ha cavalcato le buone idee recenti (come quella di Prince of Persia: The Lost Crown) e da anni naviga nella dimenticabilità più assoluto con un po’ tutte le sue IP. Ciò che conta di più, però, è che gli sviluppatori trovino presto una nuova casa.
Nel 2025, ex membri di Ubisoft hanno dato vita a successi come Clair Obscur: Expedition 33 e a Dispatch. Forse è questa la lezione a cui Ubisoft dovrebbe guardare di più: i talenti che oggi non hanno modo di esprimersi quando fanno parte della compagnia, troppo impegnata a seguire il prossimo trend anziché a crearlo.
VIA | VGC


