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In questi ultimi anni, ne abbiamo vissuto di cose peculiari, che riguardassero i videogiochi o no. Rimanendo anche solo nel campo della tecnologia, ricorderete di sicuro i problemi del 2020, quando ci fu carenza di componenti e, complice anche il mining delle criptovalute, ci furono difficoltà perfino a rendere rintracciabili le console appena lanciate – il tutto, nel bel mezzo di una pandemia mondiale.
Ora il problema si sta ripetendo con i data center dedicati all’IA, che stanno fagocitando tutte le risorse hardware che il mercato produce.
Il risultato? I prezzi sono alle stelle, soprattutto per componenti come le memorie RAM (ma non solo), e gli utenti stanno adottando nuovamente vecchi standard, perché i costi di quelli più recenti sono fuori da ogni logica.
Il boom di DDR3 in Cina
Arriva dalla Cina, ad esempio, la notizia di un boom di vendite di schede madri DDR3, che hanno avuto un grande incremento di popolarità in virtù dei prezzi non più praticabili delle DDR4 e DDR5. Questo, ovviamente, dà nuova linfa vitale anche ai vecchi chip pensati per gli standard precedenti.
Secondo le fonti, la richiesta per DDR3 è triplicata in pochi giorni nel gigantesco mercato cinese, insieme a quella per i processori Intel di sesta e nona generazione – a volte anche proposti in bundle.
Vedremo quanto tempo questa crisi impiegherà a rientrare, ma alcuni esperti ritengono che la follia dei prezzi (e delle disponibilità) di RAM e altri hardware potrebbe occupare tutto il 2026 e protrarsi almeno fino al 2027. Da capire, personalmente, in che modo potrebbe impattare anche sul lancio e sui prezzi di Steam Machine, che è prevista invece da qui a poche settimane.
VIA | WCCFTech


