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Era probabilmente già chiaro per chi segue il mercato da vicino, ma anche il giornalista Jason Schreier di Bloomberg – noto per la sua vicinanza con l’industria dei videogiochi e le sue dinamiche – ha sottolineato come l’obiettivo di Valve con Steam Machine non sia fare milioni di vendite per guadagnare sull’hardware: è favorire la diffusione di SteamOS.
Perché SteamOS più capillare significa, potenzialmente, più vendite su Steam, il catalogo digital delivery di Valve, da cui la compagnia trattiene una cifra su ogni gioco acquistato.
L’obiettivo di Steam Machine: il peso di SteamOS
Come spiegato da Schreier, Valve non sta vendendo Steam Machine in perdita: spesso è una cosa che si fa (ad esempio, nel caso di PlayStation e Xbox) per favorire la diffusione della propria console e, così, del proprio ecosistema. In questo modo, si crea una base installata appetibile per gli sviluppatori, che portano i loro giochi sulla tua console e il tuo store. Il risultato? Sony e Microsoft trattengono circa il 30% dalla vendita di ogni gioco.

Per Valve la cosa però è diversa: la compagnia non è tanto interessata a una diffusione a macchia d’olio di Steam Machine – motivo per cui non la vende in perdita, ma a un prezzo molto alto, reso ulteriormente severo dalla crisi delle RAM (che lo ha spinto di circa $300 più in alto di quello che doveva essere).
Ciò che importa per Valve è che Steam Machine faccia da ariete, esattamente come lo ha fatto Steam Deck nel segmento handheld. Qui, però, l’apertura deve essere per SteamOS, il sistema proprietario basato su Linux e che permette con pochissimi click di comprare i giochi proprio da Steam.
Se SteamOS si afferma come sistema operativo per l’esperienza PC da salotto, andando a impensierire severamente le console più tradizionali quando magari tutto sarà affinato e scorrevole, probabilmente anche altri produttori creeranno i loro PC da salotto. E ci sono ottime possibilità che li producano con SteamOS, immettendo sul mercato le loro Steam Machine. È un processo che, ad esempio, è successo anche sugli handheld, dove abbiamo visto delle Legion Go con SteamOS.

Più dispositivi con SteamOS significano magari più utenti per Steam e, di conseguenza, più vendite per i giochi. Oltretutto, una diffusione del sistema anche sui prodotti di altri brand (magari ASUS, MSI e altri che creano PC) permetterebbe di migliorarlo, affinarlo, e fare ottimizzare ancora meglio i giochi per l’approccio da salotto immediato offerto dal sistema operativo.
Non è un caso che Valve, che ora ha permesso l’installazione di SteamOS su qualsiasi PC mosso da AMD, stia lavorando per rendere SteamOS compatibile anche con GPU NVIDIA: è un altro passo in direzione della diffusione del suo ecosistema – e, con esso, anche del suo store, che così potrebbe diventare predominante nell’esperienza di gioco “da salotto”.
Steam Machine, in questo, è un primo veicolo: l’obiettivo di arrivo è la diffusione di SteamOS. E, se Steam Deck ci ha detto qualcosa in questi anni, è che potremmo vedere delle evoluzioni interessanti. Anche per noi giocatori e per come i titoli vengono ottimizzati per hardware diversi, non necessariamente high-end, facendosi accessibili a più persone.
E nel suo obiettivo Valve è aiutata da un elemento che non va sottovalutato: è un’azienda privata, non è quotata in borsa. Significa che può essere decisa nelle sue progettazioni senza dover dare conto ai suoi investitori esterni a ogni trimestre: e, considerando come sta andando l’industria videoludica dei grandi investitori, questo potrebbe essere un fattore determinante per portare avanti la sua visione nel lungo termine.
VIA Jason Schreier


