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Non giriamoci intorno: Steam Machine non ha il prezzo che tutti avremmo voluto. Anzi, a dire la verità, non ha nemmeno il prezzo che la stessa Valve si sarebbe augurata. Al di là di chi si aspettava che un mini-PC da gioco potesse costare pochissimo, i 1.000 e rotti euro di partenza del modello da 512 GB sono comunque un bel deterrente per buonissima parte dei consumatori.
Il problema è che Steam Machine è calata in un contesto hardware tenuto completamente ostaggio dalla delirante crisi delle RAM, che ormai è diventata una situazione di speculazione pura – come dimostrano le compagnie che ne detengono il controllo, che si vantano di profitti record mentre paralizzano tutti i mercati che coinvolgono l’hardware.
Pensate a Samsung che, come cita Multiplayer nell’articolo linkato poco sopra, parla di aumenti del 90% alle sue DRAM nel primo trimestre del 2026 (anno su anno rispetto al 2025), con altri aumenti tra 50 e 60% nel trimestre successivo. Ora, per il terzo, sta negoziando aumenti ulteriori del 20%. Se li sommate, significa che abbiamo circa un +160% in nove mesi.

Con sorpresa di nessuno, anche Valve è rimasta intrappolata in questo delirio, mentre cercava di procurarsi memorie per i suoi dispositivi: così, ecco il prezzo folle di Steam Deck e quello respingente di Steam Machine.
Le parole di Valve su RAM e Steam Machine
In occasione delle recensioni di Steam Machine di qualche settimana fa, GamerNexus ha avuto modo di parlare direttamente con Valve che, nella persona dell’ingegnere Pierre-Loup Griffais, non si è nascosta. Certo, che il problema è la crisi delle RAM. Anche perché, con la situazione attuale, praticamente si viene presi per il collo dal mercato.
«Non ci sono dei contratti, non c’è niente di tutto questo» ha spiegato Griffais, in merito a come Valve si rifornisce di RAM per i suoi hardware, essendo primariamente una compagnia concentrata sul suo client, Steam. «Ci danno un prezzo ogni mese, o qualcosa del genere, e ci dicono ‘potete prenderne questa quantità, si tratta di dire sì o no’. E, se diciamo no, non ci contatteranno più».

In pratica, stando al racconto di Griffais, o si accetta quel prezzo in quel momento, o si perde il fornitore. Il risultato è che i prezzi sono schizofrenici, che il costo di produzione di ogni hardware sta andando alle stelle (sommandoci anche chi poi specula sui prezzi nascondendosi dietro la crisi delle RAM) e che Valve ha dovuto aumentare il prezzo di Steam Machine di circa $300 rispetto a quello che lei stessa aveva calcolato, dato che il piano iniziale era un lancio dalle parti dei $750.
Sappiamo che i produttori di RAM, che sono ben concentrati nelle loro forniture ai datacenter per l’IA – un mercato estremamente più redditizio di quello per i consumatori, che intanto si vedono in pratica esclusi dall’accessibilità alle nuove tecnologie, con danni a pioggia su tutta la filiera del business hardware – stanno costruendo nuovi impianti, ma questi non dovrebbero essere operativi a pieno regime prima del 2033.
VIA GamerNexus


